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L'ESPERTO LEGALE

Approfondimenti e consigli per la gestione
degli aspetti legali nella clinica quotidiana

DOMANDE & RISPOSTE

Buongiorno, in qualità di neurologo, a fronte di una diagnosi di demenza, devo certificare un’esenzione per il paziente? In caso affermativo, di che tipo, cioè con quali benefici per il paziente?

Egregio Collega, i pazienti affetti da demenza beneficiano dell’esenzione 011, categoria codicistica che comprende, al suo interno, tutte le varie forme di demenza (DEMENZA SENILE NON COMPLICATA, codice 011.290.0; DEMENZA PRESENILE, codice 011.290.1; DEMENZA SENILE CON ASPETTI DELIRANTI O DEPRESSIVI, codice 011.290.2; DEMENZA ARTERIOSCLEROTICA, codice 011.290.4; SINDROME AMNESICA DA ALCOOL, codice 011.291.1; SINDROME AMNESICA, codice 011.294.0).

Al medico specialista neurologo, psichiatra e geriatra compete la certificazione dell’esenzione. Una volta ottenuta l’esenzione per demenza, il paziente potrà beneficiare di alcune prestazioni mediche in totale gratuità:
tra queste si ricordano (i) la risonanza magnetica nucleare (RM) del cervello e del tronco encefalo, (ii) la visita psichiatrica di controllo e (iii) dieci cicli di sedute collettive e/o individuali di training per disturbi cognitivi, con riabilitazione delle funzioni mnesiche, gnosiche e prassiche.

  • La situazione clinica obiettiva riscontrata;
  • La descrizione dell’intervento medico ritenuto necessario e dei rischi derivanti dalla mancata effettuazione della prestazione;
  • Le eventuali alternative diagnostiche e/o terapeutiche;
  • Le tecniche e i materiali impiegati;
  • I benefici attesi;
  • I rischi presunti;
  • Le eventuali complicanze;

I comportamenti che il paziente deve eseguire per evitare complicazioni successive all’atto medico.

Buongiorno, sono un medico specialista neurologo; anni fa ho abbandonato la carriera ospedaliera per la medicina generale, che attualmente esercito in convenzione con il SSN. Un mio assistito, individuo di sesso maschile di 55 anni, è affetto da epilessia; la malattia era ben controllata dal trattamento farmacologico sino a qualche anno fa, ma attualmente si manifesta con una-due crisi mensili, della durata di pochi minuti l’una. Dal punto di vista lavorativo, è impiegato con la mansione di “controllore di accessi” presso una società che fornisce questo servizio per svariate aziende; la sua attività di lavoro, inoltre, si svolge su tre turni (6:00 – 14:00; 14:00 – 22:00; 22:00 – 06:00). Mi chiede di redigere il certificato medico introduttivo SS3 al fine di presentare domanda di invalidità pensionabile. Per evitare un inutile esborso economico al paziente, il quesito che vi pongo è il seguente: alla luce della sua situazione patologica e lavorativa, è opportuno assecondare la sua richiesta o è meglio consigliargli di non presentare alcuna domanda?

Egregio Collega, i soggetti che hanno diritto ad una invalidità pensionabile sono, così come previsto dalla legge (12 giugno 1984, n. 222), tutti gli assicurati INPS che vedano la propria capacità di lavoro, in attività confacenti alle loro attitudini, ridotta in modo permanente a meno di un terzo.

Alla luce di ciò, seppur per risponderti con maggiore cognizione di causa sarebbe necessario prendere in visione la documentazione medica nella sua interezza, mi sento di sconsigliarti la compilazione del certificato medico SS3:
l’epilessia della quale soffre il tuo assistito, infatti, seppur certamente invalidante, difficilmente può essere considerata tale da incidere in misura superiore ai 2/3 della capacità lavorativa specifica del predetto (e quindi, specularmente, tale da ridurre la capacità di lavoro a meno di 1/3, così come recitato dalla norma di legge), alla luce della scarsa specificità che riveste l’occupazione nella quale è impiegato, oltre che della facile ricollocabilità del tuo assistito in mansioni di analoga categoria lavorativa.

Buongiorno, sono un medico specialista in neurologia. Vi sottopongo la seguente questione: recentemente mi è capitato di visitare una paziente affetta da Sclerosi Multipla ad andamento recidivamente remittente, trattata con farmacoterapia immunomodulante e antidolorifica, punteggio EDSS 3, che ha perso il lavoro e mi chiedeva una certificazione per ottenere un’invalidità civile: come mi devo regolare?

Egregio Collega, ti premetto che il medico specialista neurologo non è tenuto a predisporre relazioni aventi finalità medico-legale da utilizzare in ambito di invalidità civile: piuttosto, è compito dello specialista rilasciare certificati attestanti lo stato di salute dell’assistito, con indicazioni relative alla gravità della malattia, al suo stadio e alla terapia che il paziente assume; particolare cura, poi, deve essere risposta nella stesura dell’esame obiettivo, che attesta le condizioni fisiche del paziente.

Da ultimo, accertati che la certificazione avvenga all’esito di una visita eseguita per conto del SSN:
in caso contrario (vale a dire se rilasciata al termine di una visita erogata in regime privatistico), questa non viene considerata dalla commissione per l’Accertamento degli Stati di Invalidità Civile, perché ritenuta non imparziale.

È obbligatorio far firmare il consenso informato al paziente?

Il consenso informato è obbligatorio. L’informazione data al paziente costituisce parte integrante della prestazione medica.

Ogni singolo trattamento diagnostico, ogni singola terapia, qualsivoglia intervento medico non può essere effettuato se non con il valido consenso dell’avente diritto, che sia stato compiutamente ed idoneamente informato in ordine al trattamento cui sarà sottoposto ed ai rischi che da tale trattamento possono derivare.
La previsione scritta del consenso non è obbligatoria se non per trasfusione di sangue o emoderivati, per la sperimentazione clinica e per la il trattamento dei dati sensibili, per i trapianti, nei trattamenti radianti e, in particolare, per gli accertamenti Hiv.
L'omissione di un consenso scritto, come prova certa, oppure i consensi generici e incompleti possono diventare, in caso di insuccesso o di complicazioni gravi, strumento giudiziario contro il medico.
In mancanza di prove documentali quando ad es. il consenso è stato ottenuto solo oralmente oppure nei casi di un consenso troppo generico il medico rischia di soccombere in caso di contenzioso. : il consenso informato deve essere fornito prevalentemente per iscritto.

 

Per raccogliere un valido consenso è indispensabile che il medico abbia fornito un’esaustiva informativa. In effetti, si dovrebbe più correttamente parlare di “informazione alla quale segue il consenso”.
In particolare nell’informativa è doveroso che al paziente sia esplicitato:

  • La situazione clinica obiettiva riscontrata;
  • La descrizione dell’intervento medico ritenuto necessario e dei rischi derivanti dalla mancata effettuazione della prestazione;
  • Le eventuali alternative diagnostiche e/o terapeutiche;
  • Le tecniche e i materiali impiegati;
  • I benefici attesi;
  • I rischi presunti;
  • Le eventuali complicanze;

I comportamenti che il paziente deve eseguire per evitare complicazioni successive all’atto medico.

Cosa deve fare il medico per non ledere i diritti del paziente ospedalizzato?

Il TSO può essere richiesto per i malati di mente comprese le forme gravi di depressione che potrebbero sfociare in suicidio, depressione post partum perché potenzialmente pericolosa per la salute del bambino.
Senza pretesa di esaustività le regole per il medico sono le seguenti:

  • La diagnosi deve essere eseguita secondo gli standard medici internazionali. La presenza di un precedente ricovero non può essere la base di future diagnosi.

Il trattamento deve essere quello meno restrittivo della libertà personale, e meno invasivo possibile e deve essere discusso col paziente e oggetto di un Piano Terapeutico Individuale.

  • Il paziente ha diritto, inoltre:
  • ad essere informato sulla possibilità di indagini o trattamenti alternativi, anche se eseguibili presso altre strutture;

alla riservatezza dei dati concernenti la propria malattia.

  • Il medico in ospedale deve attenersi alle seguenti regole generali nei confronti del paziente:
  • Le informazioni riguardanti la diagnosi, anche provvisoria, e la prognosi, devono essere fornite in termini chiari e comprensibili.
  • Sia il Primario che i medici del reparto devono essere disponibili in orari stabiliti, per fornire i chiarimenti necessari al paziente e ai propri familiari.
  •  Qualora i sanitari non ritengano opportuno informare in modo esauriente il degente, tutti gli elementi devono essere messi a disposizione dei familiari.
  •  Il paziente ha diritto ad essere assistito e curato con premura ed attenzione, interpellato con il "lei" e rispettato nella propria dignità e nelle proprie convinzioni filosofiche e religiose.
Buongiorno, sono il medico curante di un paziente a cui hanno di recente diagnosticato una neoplasia cerebrale: in quest’ultimo caso, sono previste esenzioni specifiche o si ricomprende tutto nell’ambito del codice 048?

Egregio Collega, i pazienti affetti da neoplasia cerebrale beneficiano della stessa esenzione genericamente prevista anche per il "soggetto affetto da patologie neoplastiche maligne", vale a dire, come da te giustamente riportato, il codice 048, nel quale sono considerate esenti – così come da riferimento di legge – tutte le "prestazioni sanitarie appropriate per il monitoraggio delle patologie da cui sono affetti e delle loro complicanze, per la riabilitazione e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti".

Buongiorno, sono un medico, specialista in neurologia; ho un paziente che si presenta a visita per il controllo, a distanza di un anno circa, da un riferito episodio di "crisi epilettica tipo grande male", a seguito della quale gli è stata tolta l’idoneità alla patente da parte della Commissione Medica Locale; da allora, non è stata documentata alcun’altra crisi epilettica, tutti i vari accertamenti strumentali sono risultati nella norma e ora vorrebbe riottenere il permesso alla guida: quali sono le decisioni che deve attendersi dalla visita di controllo fissata presso la suddetta Commissione Medica Locale?

Egregio Collega, da quanto scrivi, la forma di epilessia dalla quale risulta essere affetto il tuo assistito rientra, così come previsti dai riferimenti di legge, nell’ambito della categoria "prima o unica crisi epilettica non provocata". Prima ancora di risponderti nello specifico, però, occorre sapere se il tuo paziente appartiene al cosiddetto "gruppo 1" (al quale afferiscono coloro i quali sono in possesso di patenti A, B, B + E), ovvero al cosiddetto "gruppo 2" (al quale afferiscono conducenti di veicoli delle categorie C, C + E, D, D + E e delle sottocategorie C1, C1 + E, D1 e D1 + E)". Nel primo caso, sono sufficienti sei mesi di tempo senza crisi comiziali per certificare l’idoneità del paziente alla guida: in tal caso, quindi, il tuo paziente può attendersi il rilascio della patente di guida; nel secondo, invece, prima di riottenere la patente di guida è necessario un periodo di dieci anni senza ulteriori crisi e senza ricorso a farmaci antiepilettici, sempre a condizione che sia stata effettuata una valutazione medica specialistica appropriata: in tal caso, invece, il tuo paziente non ha diritto al rilascio della patente di guida.

Buongiorno, sono un medico neurologo: vi scrivo per condividere un’esperienza raccontata da un collega in merito ad un caso di diagnosi di sindrome di Guillain-Barré in una paziente di anni 17, affetta da sordomutismo congenito. La terapia – come ovvio – consta di alte dosi di immunosoppressori, alle quali la madre era contraria. Ebbene, se un caso analogo dovesse capitare alla mia attenzione, come devo regolarmi? La terapia devo iniziarla ugualmente anche senza consenso dei genitori?

Egregio collega, in casi come quello descritto, occorrerebbe, innanzitutto, valutare il ruolo della figura paterna, di cui non viene fatto cenno. Se il padre è deceduto, il problema non si pone; se invece i genitori della minore sono divorziati, prima di iniziare un trattamento terapeutico come quello previsto per il caso di specie è necessario acquisire un valido consenso informato da parte di entrambi i genitori, nel quale questi sottoscrivano, congiuntamente, il loro consenso alle cure per la minore. La volontà espressa da uno solo dei genitori non può mai essere sufficiente, poichè, a meno che non vi sia un esercizio esclusivo della potestà genitoriale, il volere del padre e della madre è equipollente. Se poi, nel caso di specie, la discrepanza fra trattamento necessario per la cura della minore e volontà genitoriale è incolmabile, allora è tuo dovere segnalare la questione a un Giudice Tutelare che, dopo aver convocato i genitori e il figlio – ed eventualmente anche il medico nel caso in cui vi fosse la necessità di un chiarimento di carattere sanitario – indica le determinazioni più utili nell’interesse del minore; di riflesso, il medico modulerà il proprio operato.

Buongiorno, sono un medico neurologo; sono stato da una paziente affetta da Scelrosi Multipla. La donna si presenta in discrete condizioni generali, assume farmacoterapia specifica, alla quale sembra rispondere con efficacia, e, ad oggi, mantiene un’attività di lavoro, come segretaria, a tempo pieno, seppur con fatica. Vorrebbe una mia valutazione specialistica da utilizzare in sede di invalidità civile per richiedere un’indennità di accompagnamento; ebbene, sulla scorta di quanto vi ho esposto, a vostro avviso è utile che io rediga questa relazione? In altre parole, la paziente è meritevole del beneficio assistenziale che mi richiede?

Egregio Collega, la legge 11 febbraio 1980, n.18 impone che, affinché un soggetto sia meritevole di una indennità di accompagnamento – e quindi dei benefici economici a questa connessi – questo sia dichiarato incapace di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure di compiere gli atti quotidiani della vita in maniera autonoma. Da quello che scrivi, però, non sembra questo il caso della tua paziente, che presenta discrete condizioni generali e che presenta ancora un’attività lavorativa completa. Pertanto, ritengo che non vi siano possibilità perchè la commissione medico-legale dell’ASL riconosca la donna meritevole di indennità di accompagnamento; decidi, quindi, tu ciò che meglio credi in merito alla stesura della relazione neurologica che ti è stata richiesta.

Buongiorno, sono un medico di medicina generale; ho una paziente affetta da miastenia grave: quali sono le esenzioni delle quali può godere un paziente affetto da tale problematica?

Egregio Collega, i pazienti affetti da Miastenia gravis beneficiano dell’esenzione 034. Al medico specialista neurologo compete la certificazione dell’esenzione, ottenuta la quale il paziente potrà beneficiare di alcune prestazioni mediche in totale gratuità e prescrivibili anche dal medico di medicina generale. Tra queste si segnalano le seguenti: (i) elettromiografia singola fibra; (ii) densitometria ossea; (iii) esame complessivo dell’occhio; (iv) glucosio; in caso di miastenia generale grave o fulminante (v) plasmaferesi terapeutica.

Ultimo aggiornamento 26 Settembre 2016